La Voragine Insigne – Capitolo 4

4. La Convenzione 2 febbraio 1926

Frattanto, dopo la stasi imposta dalla guerra, riprendono i lavori edilizi anche a Roma. Infatti il nuovo governo fascista intende fare di Roma una ‘città imperiale’, vasta ordinata e potente come fu nei tempi di Augusto (come recitava la retorica del tempo). e per realizzare questo progetto ritiene necessario innovare innanzi tutto la struttura amministrativa della città stessa. Pertanto, sciolto nel 1922 il Consiglio comunale, nel marzo 1923 è nominato un Regio Commissario nella persona dell’ultimo sindaco, FILIPPO CREMONESI[1] . Scelta oltremodo felice, perché l’uomo si dimostrò all’altezza del compito che il regime gli aveva assegnato: affrontare energicamente quelli che erano stati individuati come i due problemi di Roma: quelli della necessità  e quelli  della grandezza. Ma questi ultimi non si potevano affrontare se prima non si avviavano a soluzione i problemi della necessità e che venivano sintetizzati nel binomio: case e comunicazioni. Di qui la ripresa dell’attività urbanistica ed edilizia in base a vecchi progetti già elaborati e a nuovi da studiare: tra i primi rientrava anche quello riguardante la zona Argentina, dove la via di Torre Argentina dimostrava sempre più la sua inadeguatezza di fronte al volume di traffico in costante aumento. L’Amministrazione prende quindi gli opportuni contatti con l’ing. AMICI e l’ISTITUTO ROMANO dei BENI STABILI (di seguito IRBS)[2], ora proprietaria del suolo, e nel corso del 1924 rinegozia – prendendo come base la vecchia convenzione del 1917 – un progetto di sistemazione di massima che riprende sostanzialmente quello del GALASSI. Le trattative si concretano in una convenzione preliminare  del gennaio 1925  e in una prima Deliberazione commissariale del 21 gennaio 1925, n. 172 a), – che riportava anche il testo della Convenzione preliminare – integrata da una successiva Deliberazione commissariale del 5 maggio 1925, n. 716 – approvata  dalla Giunta Provinciale amministrativa con decisione n.1603 del 19 maggio –  la quale prevedeva alcuni miglioramenti soprattutto di ordine sociale a favore degli inquilini degli edifici interessati dalle demolizioni, ai quali l’IRBS dovrà fornire alloggio adeguato ad un canone di affitto equo. Nel frattempo però anche un altro organismo dell’Amministrazione capitolina ha cominciato ad occuparsi della questione, dal punto di vista suo specifico: il Comitato di Storia e Arte Antica.[3] In una riunione del Comitato in data 21 gennaio 1925 viene discusso < l’interessamento del R. Commissario a provvedere a tutto quanto occorre all’isolamento di insigni monumenti attualmente nascosti da fabbriche, inseriti in essi o poco tutelati da ingombri stradali. > Interessati da tali isolamenti sono in prima istanza < il Teatro Marcello, il Foro Olitorio con altri tre templi che vi erano inseriti, il tempio di Apollo e l’altro d’Ercole di cui con tanto interesse s’interessò il compianto assessore GALASSI quando si trattò di sistemare Largo Argentina con la demolizione dei fabbricati fino alla piazzetta Sforza Cesarini. >[4]  Un autorevole componente del Comitato, l’ing. GUSTAVO GIOVANNONI < si dichiara preoccupato del fatto che dei nuovi progetti edilizi di questa zona sia incaricato l’Istituto Romano dei Beni Stabili, il quale non ha ancora presentato alcun progetto > e raccomanda che < quando ciò avvenga, qualunque studio edilizio sia esaminato dal Comitato per pareri che si presumono della massima importanza.>[5] E’ questo il primo intervento ufficiale del Comitato che, come vedremo, seguirà, anche dietro il costante impulso di MARCHETTI  – LONGHI, con vigile attenzione  le vicende della zona, fino alla sua felice conclusione.

Proprio le riserve avanzate dal Comitato, sulla scia di quelle di molti studiosi, inducono l’Amministrazione, tramite gli ingegneri Felice NORI e Ghino VENTURI della V Ripartizione –  Sezione Architettura, ad elaborare una nuova planimetria relativa alla sistemazione del tempio rotondo c.d. di Ercole Custode, intesa a favorirne una  maggiore visibilità  ed accessibilità. Il progetto prevede, tra l’altro, la novità dell’apertura, nel nuovo edificio fronteggiante Corso Vittorio Emanuele, di una Galleria a piano terreno per permettere la vista e l’accesso al tempio rotondo.

Il progetto è inviato il 20 ottobre ad ABA[6] che si affretta a rimetterlo a GIOVENALE perché lo esamini <per poterne riferire con maggiore comodità e con elementi che non sfuggono alle di Lei indiscusse competenze.> [7]

Nella riunione del 25 novembre 1925, il Comitato di Storia ed arte Antica esamina il progetto ed  esprime su di esso il suo parere favorevole. Si preoccupa tuttavia dell’eventualità che, nello scavo per la sistemazione del tempio  rotondo, possano venire alla luce le gradinate del tempio, perché in quel caso <il cortile, così come è stato progettato, non sarebbe sufficientemente ampio,  e prende atto della clausola (è l’art. 22 della convenzione preliminare del gennaio 1925, n.d.A.) per la quale il Comune…si riserva la facoltà di riscattare, pagandole, quelle aree sulle quali, per l’importanza dei resti archeologici rinvenuti negli scavi, non appaia più opportuno eseguire costruzioni.> Per quanto riguarda poi  i resti del tempio rettangolare di cui è nota l’esistenza sotto la chiesa dei S. Nicola ai Cesarini, il Comitato fa voti perché essi  <quando non siano di tale importanza da imporre l’applicazione della clausola di riscatto dell’area dove si trovano, siano, in ogni modo sistemati nei sotterranei dei nuovi edifici, in modo che ne sia facile l’accesso e possibile lo studio>.[8]

Ormai i tempi sono maturi  e il contenuto delle deliberazioni commissariali, opportunamente integrate, viene riversato in una apposita Convenzione stipulata il 2 febbraio 1926 tra  il Governatorato di Roma, rappresentata da CREMONESI, e  l’IRBS, rappresentata dall’ing. AMICI.[9]

La convenzione –  corredata da 13 disegni tecnici elaborati dai succitati ingegneri NORI e VENTURI e da un Disciplinare tecnico – <mentre gioverà  a dare una definitiva e decorosa sistemazione ad una zona così importante della città, a scoprire e porre in evidenza l’antico Tempio di Ercole, risolverà uno dei più impellenti problemi della viabilità cittadina, quale è quello dell’allargamento di Via di Torre Argentina.>(Premessa).

La Convenzione prevede – oltre all’allargamento di via  di Torre Argentina e altre sistemazioni viarie minori –  la demolizione di quanto insistente sull’area e la costruzione di quattro edifici a destinazione mista, abitativa e commerciale (ristorante, cinema, sala da ballo, negozi, magazzini), intorno ad un cortile centrale dove resteranno visibili e raggiungibili attraverso una serie di portici e passaggi interni i resti del tempio rotondo,  mentre quelli  del  tempio  rettangolare saranno inclusi  in un vano sotterraneo dell’edificio fronteggiante Corso Vittorio Emanuele.[10]


Fig.1-  Progetto NORI del piano seminterrato

Tutte le demolizioni, dovranno essere concluse entro il 30 giugno 1928, dopo di che l’IRBS  inizierà la costruzione deidue gruppi di edifici in modo che questi siano interamente ultimati entro il termine massimo improrogabile di 30 mesi a decorrere dal 30.6.1927 e 30.6.1928 (art.10).

L’IRBS assume anche a proprio carico la sistemazione dei templi esistenti nel sottosuolo e precisamente il Tempio di Ercole e quello esistente sotto la chiesa di San Nicola  ai Cesarini, il restauro  e l’eventuale consolidamento del portico medievale e della torre d’angolo  tra via Florida e via S. Nicola dei Cesarini (la c.d. Torre del Papito, n.d.A.), secondo le modalità  che verranno prescritte a suo tempo dal Governatorato,     oltre a quelle contenute nell’allegata relazione tecnica


 Fig.2 – Progetto di F. NORI per la completa riedificazione dell’isolato insistente   sull’Area Sacra Argentina

(art.17).

Il Governatorato oltre alle varianti già introdotte nel precedente progetto GALASSI, col nuovo progetto allegato alla Convenzione, si riserva di apportarvi tutte quelle modifiche che durante il corso dei lavori potessero venire suggerite da ragioni di carattere archeologico, artistico ed altre, senza che l’Istituto possa richiedere alcun indennizzo per tali mutamenti.

A lavori ultimati il Governatorato s’impegna a rimborsare all’Istituto L.1200 (mille duecento) per ogni metro quadrato tolto interamente alla fabbricazione e L.400 (quattrocento) per ogni metro quadrato per cui fosse tolta l’ultimazione del piano terreno A tale effetto si dà atto che l’intero progetto importa una superficie totale di mq.4907, di cui mq. 3640 utilizzati per il piano terreno piani superiori e mq.1267 non utilizzabili per il piano terreno.

L’area del cortile viene considerata come interamente fabbricabile. Se poi la diminuzione delle aree fosse tale da impedire la costruzione di uno o più fabbricati, il prezzo di questa verrà calcolato di comune accordo a secondo della loro importanza ed in caso di dissenso della determinazione dei lavori, questa verrà deferita al collegio arbitrale previsto  all’art.27 della Convenzione (art.22).

La convenzione prevede infine che qualunque oggetto sarà rinvenuto nel corso delle demolizioni e degli scavi necessari ed altre opere qualsiasi inerenti alla disposizione stradale dei nuovi edifici, che a giudizio insindacabile del Governatorato avessero valore artistico ed altro, qualsiasi, rimarrà di proprietà del Governatorato di Roma e che la sistemazione, i restauri, le opere riguardanti le antichità, gli eventuali ritrovamenti, saranno soggetti alle disposizioni legislative vigenti e alle prescrizioni tutte dell’Autorità Governative (art.23).

Con questo atto il Governatorato crede di essersi preventivamente procurato i mezzi necessari per tutelare anche  lo studio e la conservazione dei monumenti sconosciuti  che lo scavo potesse portare eventualmente alla luce. I fatti s’incaricheranno di dimostrare  che tale atto di prudenza, pur insufficiente, non sarebbe stato inutile.


[1] FILIPPO CREMONESI fu un personaggio di spicco nel mondo politico romano. Nato a Roma nel 1872, dopo un periodo trascorso in Sud America, ritornò in Italia nel 1914. Entrato nella vita politica, fu eletto consigliere comunale durante la seconda amministrazione Colonna (1914-1919) e quindi sindaco nel 1922. Sciolto il Consiglio Comunale Romano, il 2 marzo 1923 egli fu nominato Regio Commissario Straordinario per l’amministrazione capitolina, carica che assolse con ottimi meriti. Terminato il regime commissariale, il Comune di Roma  venne trasformato – con R. D. L.1943 del 28 ottobre 1925 –  in Governatorato, ente che dipendeva direttamente dal Ministero degli Interni, allora retto da MUSSOLINI. CREMONESI, nel frattempo nominato senatore, ne fu il primo Governatore per un anno, quando si dimise per divergenze di vedute circa, sembra, i rapporti finanziari tra Governatorato e  Stato. Dal Governatore, assistito da un Segretario Generale, dipendevano  le  Ripartizioni a capo delle  quali erano i Rettori, cui facevano a loro volta capo vari Servizi. Per quanto riguarda il nostro tema, nel 1926 era Segretario Generale del Governatorato ALBERTO MANCINI;  il Servizio Antichità e Belle Arti (in seguito ABA.) – retto allora da TOMMASO BENCIVENGA – era inquadrato nella II Ripartizione retta da GIULIO QUIRINO GIGLIOLI. In seguito ABA sarà inserito nella X Ripartizione (istituita il 2.8.1927).

[2] Si tratta di uno dei maggiori istituti immobiliari nella storia edilizia e urbanistica di Roma. Era stato fondato nel  marzo del 1904. Nel periodo qui trattato ne era presidente il principe Prospero COLONNA.

[3] Il Comitato era allora così composto: Presidente G. Q. GIGLIOLI, membri nominati: Luigi CANTARELLI, Gustavo GIOVANNONI, Giovan Battista GIOVENALE, Ignazio GUIDI, Rodolfo LANCIANI, Orazio MARUCCHI, Bartolomeo NOGARA, Carlo RICCI, Camillo SERAFINI, Adolfo  VENTURI, oltre i membri di diritto. Per le competenze e il funzionamento del Comitato, v. in APPARATO – E.

[4] ASC, RIP.X, B.37, F. 4.

[5] Cfr. riferimento nota precedente. Il progetto di riferimento era quello GALASSI, che, come detto sopra, si limitava ad includere i resti del c.d. Tempio di Ercole in un angusto cortile, circondato dai nuovi edifici. GIOVANNONI (1873 – 1947) è allora già da molti anni uno dei personaggi di spicco a Roma: architetto, restauratore, storico dell’arte, ingegnere e urbanista è il capofila di quella corrente di pensiero che sostiene un intervento contenuto nel tessuto storico, architettonico e  ambientale della città, contrapposto a chi, come per esempio GIOVENALE e, nella scia di questi, MUNOZ,  sono per interventi più radicali ed ampi. Cfr. in proposito RACHELI, A.M. – Restauro a Roma 1870 – 2000. Architettura e città, Roma 2000, pp. 73-91 e passim. La sua bibliografia è amplissima; per quanto riguarda la nostra tematica, aveva dato alle stampe recentemente (1925) un libro su La tecnica delle costruzioni dei Romani.

[6]20.10 1925 Rip. V – Serv. Tecnico ad ABA 
< Si rimettono  a codesto Spett.le Ufficio, per l’esame di competenza della Commissione Archeologica, la planimetria relativa  alla sistemazione del tempio di Ercole Custode a Torre Argentina, e il progetto di massima  riguardante la sistemazione di Porta Maggiore.
Quanto alla prima opera si avverte che  la esibita planimetria rappresenta l’ultimo studio fatto al riguardo  da questo Ufficio e implica, rispetto all’antico progetto Galassi, le seguenti varianti:
1)    La strada interna dalla parte dell’angolo Corso Vittorio Emanuele – Via S. Nicola dei Cesarini è studiata  con andamento rettilineo anziché in curva, ciò che permetterà di vedere il Tempio di Ercole Custode anche dall’angolo  formato dalle anzidette strade;
2)     Nel mezzo del nuovo edificio fronteggiante il Corso Vittorio Emanuele verrà aperta una Galleria a piano terreno per permettere  la vista e l’acceso al Tempio suddetto;
3)    Il progetto è studiato in modo da rendere possibile l’accesso anche al tempio di Vulcano (!) posto in prossimità di quello di Ercole, che essendo peraltro collocato in un piano sottostante e quindi sotterraneo, si potrà visitare soltanto mediante una scala al disotto dell’edificio di cui al n° 2.>                                                                                                       (ASC, RIP. X, 16, F. 4)
[7] 11.11.1925 ABA a GIOVENALE

< L’Ufficio V°  finalmente mi ha trasmesso i due progetti di sistemazione del Tempio di Ercole Custode per l’allargamento all’Argentina e quello della zona esterna di Porta Maggiore, progetti sui quali deve dare il parere il Comitato di Storia e Arte Antica.
Stimo opportuno che, in anticipo alla riunione del Comitato (prevista per il 24 c.m., n.d.A) i due progetti siano esaminati  da Lei, per poterne riferire con maggiore comodità e con elementi che non sfuggono alle di Lei indiscusse  competenze
(Annotazione in data 12.11:  Giovenale, per poter dare un ragionato parere, chiede  per l’Amministrazione anche  le piante dei piani superiori, i prospetti e le sezioni. Sarebbe anche bene poter confrontare quest’ultima con il progetto Galassi)>                       (ASC, RIP. X,  B. 16, F. 4)

(8) Verbale della riunione del 24.11.1925

(Omissis)
TEMPIO DI ERCOLE CUSTODE
La Commissione esamina il nuovo progetto dell’architetto Prof. VENTURI per la sistemazione della fossa tra il Corso Vittorio Emanuele e la Via Arenula. Il progetto si differenzia poco da quello dell’Ingegnere Galassi, ed ha il pregio di permettere che gli avanzi del tempio di Ercole  Custode siano visibili da diversi accessi.
Il Tempio, dopo eseguiti i lavori, si dovrà trovare in una specie di cortile, in un piano più basso del livello stradale, al quale si avrà accesso da piccole scalette.
La Commissione si preoccupa della eventualità che, nello scavo, vengano alla luce le gradinate del Tempio, nel qual caso il cortile, così come è stato progettato, non sarebbe sufficientemente ampio e  prende atto della clausola per la quale il Comune, nell’affidare all’Istituto Beni Stabili la sistemazione della fossa, si riserva il diritto di riscattare, pagandole, quelle aree sulle quali, per l’importanza dei resti archeologici rinvenuti negli scavi, non appaia più opportuno eseguire costruzioni ; quindi, su proposta dell’Architetto, Comm. GIOVENALE, delibera di approvare il progetto e fa voti:
1°) perché nella sua esecuzione si procuri, per quanto possibile, di mantenere le gradinate del Tempio, se per avventura queste si trovassero conservate;
2°)   perché, demolita la chiesa di San Nicola dei Cesarini, ne sia completamente sgombrata   e scavata l’area, in modo da riportare allo scoperto gli avanzi dell’antico Tempio che vi è stato segnalato, così da permetterne l’esatto rilievo e lo studio completo;
3°) perché i resti di questo edifizio o di altri che potrebbero trovarsi nelle vicinanze, quando non siano di tale importanza da imporre l’applicazione delle clausole del riscatto dell’area dove si trovano, siano, in ogni modo, sistemati nei sotterranei dei nuovi edifici, in modo che ne sia facile l’accesso e possibile lo studio. .                                       (ASC, B. 37, F. 4)

[9] Repertorio N. 9127
Fascicolo   “  4425

C O N V E N Z I O N E

TRA IL GOVERNATORATO DI ROMA E L’Istituto Romano di Beni Stabili    PER LA SISTEMAZIONE  DELL’ISOLATO FRA IL CORSO VITTORIO EMANUELE, VIA TORRE ARGENTINA. VIA FLORIDA E VIA S. NICOLA AI CERSARINI.
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VITTORIO EMANUELE III°
per grazia di Dio e per volontà della Nazione
RE D’ITALIA

L’anno millenovecentoventisei, il giorno due del mese di Febbraio, in Roma, sul Campidoglio, nella residenza del Governatore.
Addì 2 Febbraio 1926
Innanzi a me  Dr. Michele CALABRESI, Notaio in Roma, con studio in via  della Mercede N. 33, iscritto al Collegio Notarile  di questo Distretto.
SONO COMPARSI
1°) S.E. il Governatore di Roma Gr. Cord. Filippo CREMONESI fu Giovanni Battista, Senatore del Regno, in nome e in rappresentanza del Governatorato di Roma e in esecuzione delle deliberazioni dell’on.le Commissario in data 29 Gennaio 1925 N. 172 a) e 5 Maggio 1925 N: 716, approvate dalla Giunta  Provinciale Amministrativa con decisione N. 1603  del 19 Maggio 1925 (Allegato A, B.)
2°) On. Ing. Amici Venceslao, figlio del fu Vincenzo, nato ad Acquasanta  di Ascoli Piceno, residente in Roma, il quale interviene in nome e rappresentanza dell’Istituto Romano di Beni Stabili , Società Anonima con sede  in Roma, via dei Sabini 7, Capitale Sociale Lire 80.000.000 versato e dichiara di esser a quest’atto autorizzato con deliberazione del Comitato del 29 Gennaio 1925, ratificata  dal Consiglio di amministrazione  della predetta Società, in data 4 Febbraio 1925; salvo quanto è disposto  nel successivo articolo 29 (allegato C, D.)
I quali signori  comparenti, della cui identità  personale sono  io Notaio certo, dopo aver dichiarato  di rinunciare di comune accordo   con me Notaio all’assistenza  dei testimoni,

P R E M E T T O N O
–    che per la sistemazione dell’isolato compreso tra il Corso Vittorio Emanuele, Via di Torre Argentina, Via Florida e Via San Nicola ai Cesarini  fu stipulato alcuni anni or sono un progetto dal compianto Assessore Municipale Filippo Galassi  e venne approvata una  un’apposita variante al vigente Piano Regolatore e si procedette a gran parte  delle espropriazioni occorrenti  per la sistemazione anzidetta.
–    Che  sopraggiunta ed inaspritasi la crisi  degli alloggi, si dovette sospendere alla esecuzione della progettata opera, per la  impossibilità di far luogo alla demolizione  degli attuali fabbricati in cui abitano numerose famiglie.
–    Che, peraltro, è sempre  apparsa la urgente necessità  di procedere alla attuazione di un progetto che, mentre gioverà   a dare una definitiva e decorosa sistemazione ad una zona così importante della città, a scoprire e porre in evidenza l’antico Tempio di Ercole, risolverà uno dei più impellenti problemi della viabilità cittadina, quale è quello dell’allargamento di Via di Torre Argentina.
–    Che  la soluzione di tale problema, se ha potuto fino ad oggi  essere differita, è diventata ormai improrogabile, per l’aumentata intensità  del transito pedonale  e tramviaria che si esercita  su detta strada, di sezione eccessivamente ristretta, e che è sempre  stata oltremodo affollata e congestionata.
–    Che, pertanto, l’Ufficio Tecnico del Governatorato  ha ripreso in esame il suddetto progetto, apportandovi  alcune modificazioni, rendendo il progetto steso  definitivo in tutti  i suoi dettagli.
–    Che il Governatorato di Roma, allo scopo di addivenire come meglio è possibile alla esecuzione  di tale progetto, ha cercato di prendere contatto  e di giungere ad un’intesa  con importanti Ditte, che avrebbero potuto assumere la sistemazione  edilizia e stradale di cui si tratta, a patti  e condizioni da stabilirsi e con l’obbligo di dare alloggio agli inquilini  degli stabili da demolire:
–    Che tali trattative hanno portato  a raggiungere, in via preliminare, l’accordo fra il Governatorato e l’on. Ing. Venceslao Amici, in rappresentanza dell’Istituto Romano di Beni Stabili  .
Ciò premesso, volendosi dare esecuzione  agli accordi come sopra interceduti, tra le parti comparse si conviene e stipula quanto appresso:
ARTICOLO 1 = L’Istituto Romano di Beni Stabili   assume, nei termini  indicati negli articoli seguenti, l’obbligo di eseguire la sistemazione dell’isolato compreso fra  via Torre Argentina, Corso Vittorio Emanuele, via S. Nicola ai Cesarini, via Florida, previo completamento  delle espropriazioni r successive demolizioni degli attuali fabbricati, esistenti  nell’isolato, secondo i piani e le disposizioni contenute nei tipi e nella relazione tecnica, che formano paret integrante  della presente convenzione ( allegati da 1 a 14.)
N.B. = Da 1 a 13 sono disegni; 14 è il disciplinare tecnico.
ARTICOLO 2 =  L’Istituto Romano di Beni Stabili, a mezzo del suo costituito rappresentante, rimborsa al Gov.to di Roma in mia presenza le spese sostenute dal Gov.to stesso per le espropriazioni già eseguite nel sistemando isolato, che ascendono a L.3.299.757,80 (tremilioniduecentonovantanovemila settecentocinquantasette e cent.80) ivi comprese le spese occorse  per i procedimenti  di esproprio, salvo a rimborsare anche quelle altre spese generali, non ancora definite, ma che potranno essere accertate e liquidate in seguito. Il fabbricato, già di proprietà del Governatorato di Roma, sito in Piazza S. Nicola ai Cesarini, viene apprezzato in base al valore ad esso assegnato nel patrimonio del Governatorato di Roma, ch’è di lire trentatremila, le quali vengono versate al Governatorato in aggiunta alle precedenti.
Della complessiva somma di L.3.332.757,80 (tremilionitrecentotrentaduemila settecentocinquantasette e 80) S.E. il Governatore di Roma, nella sua espressa qualifica, rilascia all’Istituto Romano di Beni Stabili     regolare quietanza, salvo a rimborsare senza interessi all’Istituto Romano di Beni Stabili     L.2.500.000, a termini del successivo articolo 19 e le altre somme che risulteranno dovute a termine pure  del successivo articolo 22.
I fabbricati espropriati  e quello  già del Gov.to di Roma vengono col  presente atto presi in consegna  dall’ Istituto Romano di Beni Stabili , rimanendo a suo favore e suo carico, a partire da oggi, sino al momento della demolizione, gli utili e le spese derivanti  dagli edifici stessi.
Il Governatorato di Roma avrà però il diritto di mantenere l’occupazione   sino alla demolizione (senza corrispondere  all’Istituto alcun affitto od indennizzo) dei locali del fabbricato in parola di sua proprietà che da esso Governatorato risultino occupati alla data di oggi.
ARTICOLO 3 = L’Istituto Romano di Beni Stabili assume a suo carico tutte le spese per le espropriazioni  degli immobili ancora da eseguire, come pure le indennità dovute ai proprietari espropriandi, le spese di perizia giudiziali e di registro, nessuna esclusa ed eccettuata.
L’Istituto si obbliga inoltre di acquistare le acque di proprietà del Gov.to esistenti  nei vari fabbricati, in case ai prezzi di esproprio, qualora l’Amm.ne del Gov.to intenda in avvenire di alienarle.
ARTICOLO 4 =  Le operazioni di esproprio di cui all’articolo precedente saranno iniziate immediatamente dopo la firma  del presente contratto e dovranno essere proseguite speditamente senza  nessuna interruzione. Le somme da offrire a titolo di indennità  ai proprietari da espropriare saranno dal Governatorato determinate d’accordo con l’Istituto e, in mancanza di tale accordo, dal Governatorato  per mezzo dei suoi periti.
ARTICOLO 5 =  L’accettazione delle indennità determinate dalle perizie  di ufficio, l’opposizione a queste perizie, le liti contro i proprietari  e le transazioni delle liti stesse, come di quelle mosse dai proprietari, dovranno essere preventivamente concordate tra il Gov.to e l’Istituto.
ARTICOLO 6 = Una volta intervenuta la perizia d’ufficio dei singoli stabili da espropriare il Governatorato inviterà l’Istituto  a versare nella Cassa del Governatorato le somme da depositare presso la Cassa Depositi e Prestiti.
Detto versamento dovrà essere eseguito nel termine di 30 giorni dall’invito, per permettere al Gov.to di procedere agli ulteriori  atti di esproprio.
Le disposizioni che precedono valgono anche per il caso in cui si dovessero in seguito agli atti  del giudizio di opposizione  o delle eventuali transazioni eseguire depositi o pagamenti integrativi a titolo di maggiore indennità di esproprio.
ARTICOLO 7 =   Sarà in facoltà dell’Istituto Romano di Beni Stabili sia di acquistare direttamente gli stabili non ancora espropriati dal Gov.to, sia di concordare coi proprietari  dei fabbricati ancora da espropriare le indennità loro dovute, dovrà però, in tali trattative, intervenire anche il Gov.to.
Le concordazioni dovranno essere tradotte in atto durante il corso  delle pratiche di esproprio, in modo che queste non debbano subire ritardi di sorta.
ARTICOLO 8 = L’Istituto Romano di Beni Stabili si obbliga di procedere alla demolizione di tutto l’isolato, secondo l’ordine ed entro i termini appresso indicati, come risulta dal tipo allegato  N.1 . Le demolizioni dovranno essere iniziate entro il termine di un mese della consegna da parte del Governatorato dei fabbricati o di porzione di fabbricati, resi completamente sgombri da persone e da cose, secondo il programma di lavoro di cui appresso.
Entro il 30 settembre  1926 dovranno essere demoliti i fabbricati indicati  con colorazione celeste del tipo (allegato 1) ed entro il 30m giugno 1927 i fabbricati indicati con tratteggio rosso e colorazione celeste nello stesso tipo, semprechè da parte del Governatorato siasi fatta la consegna  di detti stabili liberi e sgombri da persone e cose almeno per il 31 Marzo 1926 per i due primi fabbricati e per il 31 Agosto 1926 per i secondi, in modo che per la detta data 30 giugno 1927  la strada in parola possa essere allargata sino ad una linea parallela e distante metri quattro da quella che sarà l’allineamento definitivo dei fabbricati di nuova costruzione, secondo il progetto allegato sotto i numeri da 1 a 13.
Gli altri fabbricati dovranno essere  demoliti entro il 30 giugno 1928, semprechè per detti stabili  la consegna sia avvenuta almeno sei mesi prima.
La piazzetta di S. Nicola ai Cesarini sarà dal Gov.to consegnata all’Istituto Romano di Beni Stabili     per usarla come cantiere, assicurando la continuazione degli accessi  agli stabili ancora occupati.
ARTICOLO 9 =  L’Istituto Romano di Beni Stabili     assume l’obbligo di mettere a disposizione del Governatorato  un numero di vani uguali a quello da demolire entro il 30 giugno  1927, nei quali l’Amm.ne potrà  trasferire gli inquilini che occupano gli appartamenti per l’esclusivo uso di civile abitazione.
Nell’unita pianta (allegato 1) è indicato con colorazione in celeste (semplice e tratteggiata in rosso) quella parte dei fabbricati  da demolirsi entro il 30 giugno 1927, per la quale l’Istituto s’impegna di mettere a disposizione i vani corrispondenti  per trasferirvi gli inquilini  come sopra è detto, e ciò  a mano a mano che si procederà agli sfratti senza intervalli e senza interruzioni di sorta.
Per le successive demolizioni l’Istituto  porrà  a disposizione del Gov.to entro il 31 Dicembre 1927, altri appartamenti, in gran parte di nuova costruzione, sino alla concorrenza di 600 vani (comprendendo in tal numero i vani  poste a disposizione per le prime demolizioni  ed escludendosi dalla valutazione  di vani i corridoi e le latrine) nei quali l’Amm.ne del Governatorato  potrà trasferire per l’esclusivo  uso di abitazione civile  gli inquilini che attualmente occupano  gli appartamenti da demolirsi  entro il 30 giugno 1928.
Rimane espressamente stabilito che le nuove pigioni non potranno essere superiori al fitto mensile di L. 70 al vano per il primo anno di locazione per gli inquilini  degli stabili da demolirsi entro il 30 giungo 1927 e di L. 80 a vano per i rimanenti, mentre per due anni successivi non saranno consentiti aumenti superiori al 20% di  detti affitti semprechè disposizioni legislative non facciano all’inquilino condizioni più favorevoli.
Gli inquilini dei fabbricati demolendi potranno rimanere negli appartamenti ora occupati  fino al momento della demolizione, godendo naturalmente durante questo periodo di tempo delle disposizioni legislative vigenti e da emanarsi  circa il regime dei fitti.
Per la sistemazione degli uffici del Gov.to  esistenti nell’isolato, l’Amm.ne  del Gov.to  provvederà direttamente e l’Istituto  corrisponderà per tale sistemazione un contributo  fiso di L. 300.000 (trecentomila) che non potrà essere variato nemmeno  nel caso che gli uffici in parola  fossero sistemati in locali del Governatorato già esistenti.
Tale contributo sarà valutato a parziale discarico  della prima rata del contributo che il Gov.to dovrà pagare  ai sensi del successivo art. 19.
ARTICOLO 10 =  Appena eseguite le demolizioni  di cui all’art. 8, l’Istituto  inizierà la costruzione di due gruppi di edifici di cui al progetto studiato dall’Ufficio tecnico del Gov.to fabbricato F e fabbricati A,B,C,D,E, (allegati dal n.2 al N.13) in modo che questi siano interamente ultimati entro il termine massimo   improrogabile di 30 mesi a decorrere, per il fabbricato F), dal 30 Giugno 1927 e per i rimanenti dal 30 Giugno 1928.
Tale obbligo  potrà essere mutato solo se ciò sarà imposto per ragioni d’indole  pratica, riconosciuta ed approvata dall’Amm.ne del Gov.to.
ARTICOLO 11 = Le altezze, i distacchi e le caratteristiche dei nuovi fabbricati, le modalità e le prescrizioni con cui esse dovranno (essere ) costruiti, i vincoli e le limitazioni imposti alla fabbricazione, sono contenute nel disciplinare tecnico, che forma parte integrante del presente contratto (allegato14).
Tutte le disposizioni di carattere estetico ed edilizio, relative alla costruzione dei nuovi edifici, contenute nel disciplinare, dovranno considerarsi come obbligazioni reali, gravanti in perpetuo sull’intero isolato e su ciascuna parte di essi e verranno trascrivi sui registri ipotecari per essere conservate sia dall’Istituto Romano di Beni Stabili, sia dai successori suoi, a qualsiasi titolo.
ARTICOLO 12 = Le demolizioni saranno eseguite a spese dell’Istituto rimanendo di sua proprietà i materiali di risulta.
Tali demolizioni  dovranno essere condotte  col dovuto accorgimento ed a perfetta regola d’arte, in modo da arrecare il minore disturbo  agli abitanti della località. Qualora tali cautele non dovessero essere sufficientemente osservate, sarà in facoltà dell’amm.ne del Gov.to d’intervenire direttamente a mezzo  dei suoi tecnici, per prescrivere le norme che riterrà del caso.
ARTICOLO 13 =  Appena le singole aree, sulle quali dovranno essere le nuove costruzioni, saranno pronte per l’inizio di lavori, l’Istituto avrà facoltà di chiedere ed il Gov.to dovrà addivenire alla stipulazione dei relativi rogiti di trasferimento della proprietà, salvo che l’Istituto  stesso non abbia già precedentemente acquistato gli stabili non ancora espropriati dal Governatorato.
ARTICOLO 14 =  Oltre alle aree delle strade che circonderanno il nuovo isolato resterà di proprietà del Governatorato anche la superficie dei porticati e dei sotto passaggi previsti nel progetto di sistemazione, nonché dei templi e monumenti romani che, in conformità di questo, dovranno essere  scoperti e posti in evidenza.
Tali porticati e passaggi coperti dovranno essere perpetuamente destinati al pubblico transito e  la manutenzione della loro pavimentazione sarà a carico del Governatorato, come pure la illuminazione, la spazzatura e quanto altro del caso.
Questi servizi saranno estesi  a spese del Governatorato anche al portichetto e l’Istituto sarà libero di chiudere il transito di questi sotto=portici, sottopassaggi e portichetto durante alcune ore della notte, secondo accordi da prendersi con l’amministrazione del Governatorato per le varie stagioni.
La manutenzione dei manufatti apposti  nei marciapiedi per dar luce  ed areare l’intercapedine costruita intorno  ai nuovi fabbricati, resterà ad esclusivo carico  dell’Istituto e suoi successori, che inoltre rileverà il Governatorato  per qualsiasi danno di cui la presenza di tali manufatti possa esser  causa a persona e a cosa.
ARTICOLO  15 = L’Istituto Romano di Beni Stabili     assume a suo carico  il compito di sistemare, in conformità delle prescrizioni che verranno impartite dal Governatorato, la Via Torre argentina, secondo la nuova sezione del piano regolatore e le altre strade e i portici e sottopassaggi compresi entro  il perimetro in parola.
Tale sistemazione comprende anche i rifacimenti delle porzioni  di strada preesistenti ed adiacenti al nuovo isolato, qualora, a giudizio dei competenti organi del Governatorato, ciò  si rendesse necessario, e prevede, oltre che la sistemazione superficiale, anche quella del sottosuolo con la costruzione delle nuove fogne, e delle diverse canalizzazioni, fino  al raccordo con le fogne  o canalizzazioni esistenti.
L’onere delle  sistemazioni stradali fuori  della linea perimetrale delle nuove costruzioni è stato calcolato, agli effetti dei compensi, nella misura di mq. 3.500 (tremilacinquecento).
Le anzidette fognature e sistemazioni stradali, in esse comprese quelle dei portici e sottopassaggi, dovranno essere eseguite dall’Istituto  contemporaneamente ai lavori  di costruzione dei nuovi edifici, in modo che alla scadenza dei termini  di cui al precedente articolo 9 non solo siano stati ultimati i nuovi edifici da costruire nell’intero isolato, ma siano state compiute altresì le sistemazioni delle strade su cui tali edifici verranno a fronteggiare.
Per le opere interessante gli enti che esercitano i pubblici servizi l’Istituto avrà diritto ai rimborsi delle spese relative se ed in quanto tale diritto competa, a meno che detti enti non vogliano provvedere direttamente.
ARTICOLO 16 =   A garanzia della costruzione delle strade  e fognature, sottopassaggi e portici in conformità  e nei termini stabiliti dall’articolo 15°, l’Istituto ha depositato alla Tesoreria del Governatorato (quietanza N. 9 del 5 Gennaio 1926) per essere rimessa alla Cassa  DD. e PP. La somma di L. 500.000 (cinquecentomila) in titoli dello Stato al valore reale, Consolidato 5% le cui cedole, come quelle della cauzione di cui all’art. 24, resteranno a favore del concessionario.
Tale cauzione verrà restituita solo dopo  che il concessionario avrà ultimato i lavori per i quali è data, mentre in caso di inadempienza, sarà incamerata dal Governatorato.
ARTICOLO 17 = L’Istituto assume a suo carico la sistemazione  dei templi rimasti esistenti  nel sottosuolo e precisamente  il Tempio di Ercole e quello esistente  sotto la chiesa di San Nicola ai Cesarini, il restauro ed eventuale consolidamento del portico medievale e della torre d’angolo  tra Via Florida e Via S. Nicolò (sic!) ai Cesarini, secondo le modalità  che verranno    prescritte a suo tempo dal Governatorato, oltre a quelle contenute nell’allegata relazione tecnica.
ARTICOLO 18 =  Il Governatorato esonera dal pagamento  di qualsiasi contributo  di piano regolatore  le aree di risulta  delle demolizioni che passano in proprietà  del concessionario, ma si riserva di percepirlo da altri frontalisti a norma di legge.
ARTICOLO 19 =   A  titolo di rimborso prezzo delle aree destinate ad uso pubblico come è detto al patto 2 e 14 e di contributo nelle spese delle opere da eseguirsi dall’Istituto, il Governatorato corrisponderà all’Istituto stesso la somma fissa ed invariabile di L. 2.500.000 (due milioni cinquecentomila) da pagarsi per L. 1.500.000 (un milione cinquecentomila) durante i lavori  e per L. 1.000.000 (un milione) dopo sei mesi dalla constatata ultimazione  dei lavori stessi.
La somma di lire 1.500.000 ( un milione cinquecentomila) verrà pagata per lire 1.000.000 (un milione) al 30 Giugno 1927, con detrazione  delle lire 300.000 (trecentomila) di cui al precedente art. 9 semprechè per tale epoca sia stato ultimato il lavoro  di allargamento e sistemazione  del tratto di Via Torre Argentina, tra Corso Vittorio Emanuele e il Largo Arenula, e le rimanenti lire 500.000 (cinquecentomila) al 30 Giugno 1928 sempreché per tale data siano ultimate tutte le demolizioni.
ARTICOLO 20 =   Dato l’interesse pubblico dell’opera da eseguirsi,  il Governatorato esime l’Istituto dal pagamento  delle tasse edilizie  relative alle costruzioni  dei nuovi edifici per occupazione temporanea  di suolo pubblico con steccati e  materiali da costruzione, per rottura del suolo stradale ed apertura di,cavi, per oggetti decorativi, poggioli o balconi e di qualsiasi altra imposta o tassa municipale, salvo sempre le necessarie  licenze ed approvazioni a termini del regolamento  edilizio e degli altri regolamenti municipali.
ARTICOLO 21 =  Per nessuna causa, tranne di forza maggiore, l’Istituto potrà differire o rallentare  o sospendere  contro le regole dell’arte la esecuzione delle opere (demolizione degli attuali fabbricati, ricostruzione di nuovi edifici, fognature  e sistemazione delle strade, porticati e sottopassaggi) che formano oggetto del presente atto.
Trascorsi i termini di cui agli articoli 9,10 e 15, se le opere, pur non avendo  subito differimenti, né rallentamenti, né sospensioni, non saranno tuttavia compiute, l’Istituto pagherà al Governatorato la somma  di lire diecimila per ogni mese  completo di ritardo nella esecuzione delle opere stesse.
Tale somma dovrà essere pagata entro il termine di 15 giorni  dalla costituzione in mora, per lettera raccomandata da inviarsi all’Amministrazione  del Governatorato.
Se il pagamento delle penali non fosse fatto nel termine perentorio stabilito, o malgrado la regolarità di eso, le opere non procedessero alacremente ed ininterrottamente la intiera somma di lire 700.000 di cui al successivo art. 24 rimarrà devoluta al Governatorato a titolo di penale, ed inoltre la convenzione dovrà intendersi risoluta se dopo 4 mesi  dal giorno in cui il Governatorato  avrà messo in mora l’Istituto questo non abbia ottemperato alla richiesta del Governatorato.
In tal caso il Governatorato  si riterrà libero e sciolto da ogni impegno ed avrà diritto di curare la esecuzione  ed il completamento delle opere iniziate a tute spese  e rischio dell’Istituto e dei suoi aventi causa, rivalendosi delle spese all’uopo necessarie  e relativi interessi anche mediante subasta delle costruzioni compiute.
ARTICOLO 22 =   Il Governatorato oltre alle varianti già introdotte nel precedente progetto GALASSI, col nuovo progetto allegato al presente contratto, si riserva di apportarvi tutte quelle modifiche che durante il corso dei lavori potessero venire suggerite da ragioni di carattere archeologico, artistico ed altre, senza che l’Istituto possa richiedere alcun indennizzo per tali mutamenti.
A lavori ultimati il Governatorato rimborserà all’Istituto L. 1.200 (mille duecento) per ogni metro quadrato tolto interamente alla fabbricazione e L. 400 (quattrocento) per ogni metro quadrato per cui fosse tolta l’ultimazione del piano terreno, partendo per tale valutazione  dalla superficie già prevista per la fabbricazione nel primitivo progetto Galassi.
A  questo effetto si dà atto che il suddetto progetto importa una superficie totale di mq. 4907, di cui mq. 3640 utilizzabili per il piano terreno e piani superiori e mq. 1267 non utilizzabili per il piano terreno.
L’area del cortile viene considerata come interamente fabbricabile. Se poi la diminuzione delle aree fosse tale da impedire la costruzione di uno o più fabbricati, il prezzo di questa verrà calcolato di comune accordo a secondo della loro importanza ed in caso di dissenso della determinazione dei lavori, questa verrà deferita al collegio arbitrale di cui all’art. 27.
ARTICOLO 23 =  Qualunque oggetto si rinviene nel corso delle demolizioni e degli scavi necessari ed altre opere qualsiasi inerenti alla disposizione stradale dei nuovi edifici, che a giudizio insindacabile del Governatorato avessero valore artistico ed altro qualsiasi,  rimarrà di proprietà del Governatorato di Roma.
Oltre all’adempimento degli obblighi derivanti  dalle legge sulle Antichità  e Belle Arti ed alle altre leggi, l’Istituto e i suoi successori ed aventi causa, saranno tenuti, appena avvenuto il ritrovamento, di darne partecipazione per lettera raccomandata all’Amministrazione del Governatorato, che provvederà all’ asporto il più presto possibile.
Le disposizioni di questo articolo dovranno essere dall’Istituto o dai suoi successori od aventi causa, partecipate  ai vari imprenditori delle opere di scavo, demolizioni, costruzioni di fabbricati, sistemazioni stradali o altre qualsiasi per ogni effetto di diritto, anche nei riguardi degli operai dipendenti.
Tali disposizioni dovranno essere trascritte per norme di terzi. Le sistemazioni, i restauri, le opere riguardanti le antichità, gli eventuali ritrovamenti, saranno soggetti alle disposizioni legislative vigenti e alle prescrizioni tutte dell’Autorità Governative
Per ritrovamento di oggetti di valore archeologico, storico – artistico etc., nessun indennità legale o speciale compete all’Istituto, salvo i premi che il Governatorato a suo giudizio esclusivo credesse equo concedere.>
ARTICOLO 24 = L’Istituto,  a garanzia  di tutte le altre obbligazioni, diverse da quelle elencate nell’art.16 ha versato alla Tesoreria del Governatorato (quietanza Numero 2794 del 22 dicembre 1925) la somma di L. 700.000 (settecentomila) in titoli di Stato  al valor e reale da rimettersi alla Cassa DD. e PP
ARTICOLO 25 =  Appena compiute e collaudate tutte le opere  di cui alla presente convenzione, il Governatorato restituirà all’Istituto la predetta somma di L. 700.000, salvo l’eventuale  incameramento di essa e la deduzione  delle penali  in cui l’Istituto fosse eventualmente incorso a termine dell’art. 21.  Nel caso che alla detta epoca  non fossero ancora risolte tutte le eventuali liti che (interessano) la liquidazione  delle i indennità di esproprio, sulla cauzione saranno trattenute delle somme da fissarsi a criterio dell’Amministrazione del Governatorato.
ARTICOLO 26 =   Il presente atto sarà trascritto  per norma dei terzi e per ogni altro effetto di legge.
ARTICOLO 27 = Tutte le controversie, nessuna esclusa ed eccettuata, che sorgessero dalla interpretazione ed esecuzione  o risoluzione  della presente convenzione saranno deferite  ad un collegio composto di tre arbitri, che giudicheranno senza formalità di procedura e come amichevoli compositori.
Uno degli arbitri sarà nominato dal Governatorato l’altro dall’Istituto, il terzo che sarà il presidente del Collegio, sarà scelto d’accordo fra le parti ed in caso di dissenso sarà nominato dal presidente del Tribunale di Roma. Se entro dieci giorni  dall’atto notificato  a mezzo dell’Ufficiale giudiziario con cui una delle parti avrà indicato  all’altra il nome  del proprio arbitro, invitandolo a nominare il proprio, questa non avrà a mezzo di Ufficiale giudiziario designato il nome  del proprio arbitro, la parte diligente potrà richiedere senz’altro  la nomina dell’arbitro dell’altra parte e quella del terzo arbitro al Presidente del Tribunale di Roma.
La Sede del Collegio sarà in Roma.

ARTICOLO 28 =  Tutte le spese del presente atto e conseguenti compresa una copia autentica per il Governatorato di Roma saranno a carico dell’Istituto Romano di Beni Stabili    .
ARTICOLO 29 =  Il presente atto è subordinato  alla condizione sospensiva  della sua ratifica da parte del Consiglio di Amministrazione  dell’Istituto Romano di Beni Stabili    . L’On.le Venceslao Amici in proprio e nel nome come sopra assume l’obbligo di provvedere entro un mese e mezzo da oggi ad ottenere  tale ratifica e a depositare  entro detta data  presso di me Notaio  rogante l’estratto autentico del provvedimento di ratifica.
ARTICOLO 30 =  Le comparse parti rinunciano ad ogni eventuale ipoteca legale, che potrebbe loro competere per le cose stipulate sopra, esonerando all’uomo il Governatorato delle Ipoteche da ogni sua personale responsabilità e dispensano me Notaio  dalla lettura  degli allegati dichiarando di conoscerne  pienamente il contenuto. Richiesto io Notaio ho ricevuto  il presente Atto fatto in Roma, ove sopra, che viene firmato tanto in fine  quanto a margine  degli altri fogli dagli Illustrissimi Comparenti e da me Notaio, prvia lettura dell’atto fatta da me Notaio alle comparse parti, le quali da me interpellate hanno dichiarato  che l’atto è conforme alla loro volontà.
L’atto scritto da persona di mia fiducia occupa trentotto pagine e parte  della presente di undici fogli bollati.
F.to  Filippo Cremonesi n.n.                                                                               F.to Vencelsao Amici n.n.
F.to  Dott. Michele Calabresi = Notaio
  (ASC, B. 37, F. 4, Sottof. B)

[10] L’effetto estetico può essere oggi giudicato osservando per esempio la sistemazione data ai resti dello Stadio di Domiziano a Piazza di Tor Sanguigna. In merito al progetto M. MANIERI ELIA osserva: <Il progetto…è un eccezionale concezione di complesso edilizio unitario, e marcatamente monumentale in chiave eclettica, capace di proporsi come impianto pluriuso d’avanguardia e, contemporaneamente accogliere e a suo modo valorizzare le preesistenze antiche note…> (Topos e progetto. Temi di archeologia urbana a Roma, Roma 1998, p. 79).

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